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mercoledì 11 maggio 2016

#25NOVEMBRE - Al posto delle principesse, le vite di 100 donne straordinarie: il libro di favole fa il boom su Kickstarter

Un libro di favole moderno, pieno di storie di donne realmente vissute che hanno cambiato il mondo. E’ il progetto lanciato su Kickstarter dalla startup Timbuktu Labs, che ha già raccolto il triplo dell’obiettivo iniziale
 Carlotta Balena 4 maggio 2016

Le favole di oggi non raccontano storie di principesse e cavalli bianchi. Le bambine di oggi hanno bisogno di puntare su qualcosa di più di una scarpetta di cristallo che risolve la vita.Non è mancanza di fantasia, è innovazione. Perfino la Disney ha sentito la necessità di aggiornare il suo immaginario rompendo lo schema del principe e principessa con la sorellanza di Frozen: e, nemmeno a dirlo, è stato un successo.Le favole di oggi sono storie vere: l’esempio non lo dà la morale alla fine del libro, ma l’esperienza di una persona in carne e ossa o vissuta nel passato. Questo è l’obiettivo del progetto della startup Timbuktu Labs: si chiama “Good Night Stories for Rebel Girls”, in italiano “Storie della buonanotte per bambine ribelli”, ed è una collezione di 100 storie illustrate da 100 artiste che celebrano altrettante donne straordinarie. Per finanziarsi, il libro ha lanciato una campagna di Kickstarter lo scorso 27 aprile ed in pochi giorni ha superato ampiamente l’obiettivo iniziale di 40 mila dollari.

Donne che hanno cambiato il mondo

“Good Night Stories for Rebel Girls” è il libro di favole dei giorni nostri. Alle bambine racconta donne vere: che hanno fatto qualcosa di grande, o che nella loro vita hanno dovuto superare molti ostacoli, dovuti al lavoro che fanno, al colore della loro pelle o semplicemente al fatto stesso di essere nate donne. I profili spaziano: pittrici, scienziate, danzatrici, astronaute, del passato o del presente, da tutto il mondo. Frida Kahlo, Elisabetta I, Serena WIlliams: hanno in comune una vita fuori dal comune, un ruolo importante nella storia del loro settore.
Una favola diversa

Timbuktu Labs è una startup con base a Los Angeles che produce contenuti e servizi per bambini con una particolare attenzione alle bambine. Ve ne avevamo già parlato per l’e-book sulla vita di Margherita Hack e per il progetto di riqualificazione urbana dei parchi giochi. “Nel nostro percorso da imprenditrici abbiamo spesso desiderato di essere cresciute circondate da più modelli femminili in ruoli di leadership” spiega Elena Favilli, amministratore delegato di Timbuktu Labs. “Ci sproniamo costantemente a farci avanti e compriamo libri sul superamento degli stereotipi di genere…ma questo genere di letture arriva troppo tardi. Essere esposte quanto prima a una narrazione diversa della femminilità è fondamentale”.

100 illustrazioni

L’idea del libro di favole che mostra un esempio di “eroina” diverso dal solito, strutturato su vite vere e persone esistite mira a ispirare le bambine, e a spingerle ad esplorare le loro potenzialità. Questo, secondo le due fondatrici di Timbuktu Labs è il senso di una “favola moderna”. “Lavoriamo nel mondo dei media per bambini da 5 anni e vediamo ogni giorno in prima persona quanto i libri per bambini propongano storie ancora imbevute di stereotipi di genere – spiega Francesca Cavallo, co-fondatrice e direttrice creativa di Timbuktu – I genitori non hanno molta scelta, ma molti di loro sono preoccupati e vogliono far crescere i propri bambini a contatto con storie che propongano modelli femminili moderni. È per loro che stiamo creando questo libro”. Ciascuna storia sarà illustrata da una illustratrice diversa proveniente da ogni angolo del mondo: l’idea del progetto è anche mostrare il lavoro di queste artiste. Chi preordina il libro su Kickstarter potrà riceverlo in tempo per Natale 2016.


mercoledì 13 aprile 2016

#25NOVEMBRE - GIORNALIMO E DONNA

Se la giornalista è donna. Come cambiano le risposte? L'esperimento della FNSI
La commissione per le pari opportunità dell'Fnsi, la Federazione nazionale della stampa italiana, ha realizzato un esperimento nel quale vengono confrontate le intervista di un giornalista uomo e di una giornalista donna. Una cronista si è travestita da uomo e ha posto le stesse domande che poi ha fatto al naturale. Le reazioni, e soprattutto gli atteggiamenti, degli intervistati sono risultati del tutto diversi


http://video.repubblica.it/cronaca/se-la-giornalista-e-donna-come-cambiano-le-risposte-l-esperimento-della-fnsi/231435/230902

domenica 10 aprile 2016

#25NOVEMBRE - La scienziata che sfatò le leggende sul ciclo

Nell'Ottocento si pensava che le donne non potessero affrontare l'educazione universitaria: colpa delle mestruazioni. Poi venne Mary Putnam Jacobi e applicò il metodo scientifico

di Becky Little


Un'operazione al Women's College Hospital di Toronto, in un'immagine non datata. Fotografia Corbis

Pioniera

Negli anni Settanta dell'Ottocento, Mary Putnam Jacobi dimostrò che studiare non era dannoso per la salute delle donne. Fotografia Library of Congress.


sabato 9 aprile 2016

#25NOVEMBRE - Le registe che hanno cambiato la storia del cinema, e che forse non conoscete


Solo il 7% dei 250 film di maggior successo (economico) di tutti i tempi è stato diretto da una donna e un solo Oscar per la regia è stato assegnato a una donna. Eppure sono molte le registe che hanno creato, innovato, rivoluzionato il cinema, soprattutto quello delle origini. Una storia, la loro, che ancora aspetta di essere raccontata e di cui qui vi presentiamo solo alcune delle protagoniste (nella foto, Ida Lupino, ndr)...

Solo il 7 per cento dei 250 film di maggior successo (economico) di tutti i tempi è stato diretto da una donna e un solo Oscar per la regia è stato assegnato a una donna (nel 2010, a Kathryn Bigelow, per The HurtLocker). Eppure sono molte, moltissime, le registe che hanno creato, innovato, rivoluzionato il cinema, soprattutto quello delle origini. Una storia, la loro, che ancora aspetta di essere raccontata e di cui qui vi presentiamo solo alcune sue protagoniste.
Alice Guy-Blaché (1873-1968)


Fino al 1906, è probabilmente l’unica regista al mondo, prima in Francia, per la Gaumont, e poi in America, con la casa di produzione Solax, a Fort Lee, nel New Jersey, che lei stessa crea (anche qui, prima donna a farlo). I suoi film trattano temi contemporanei (il matrimonio, l’uguaglianza tra i sessi, il lavoro) e lo stile è sempre realistico: «Be natural» è infatti la scritta che campeggia sui muri dello studio. È anche autrice del primo film con un cast interamente formato da neri e una pioniera della sincronizzazione suono-immagine.

Da vedere: La Fée aux Choux (1986, considerato il primo film «narrativo»);Les résultats du féminisme (1906); La Naissance, la Vie et la Mort du Christ (1906), FallingLeaves (1912). Degli oltre mille film da lei realizzati, ne rimangono solo 150.
Elvira Notari (1875-1946)


È la prima regista italiana, attiva dal 1906 al 1930 e molto prolifica (centinaia di documentari – tutti perduti – e 60 film). Abile narratrice di melodrammi (diversi suoi film sono ispirati a canzoni popolari) e influenzata dalla letteratura verista (Verga, Deledda, ma soprattutto Matilde Serao, con cui collaborò e che non volle mai essere pagata per i suoi «soggetti»), gira i suoi film nei vicoli napoletani con una tale aderenza alla realtà da scontrarsi con la censura, che considera inammissibile mostrare certe «bassezze» del popolo italiano. A metà degli anni ’20, la sua casa di produzione, la Dora Film, apre un ufficio a New York, per la gioia degli emigranti italiani che, fino ad allora, erano stati costretti a importare clandestinamente i suoi film.

Da vedere: Chiarina la modista (da un romanzo di Carolina Invernizio) (1919), ’A Santanotte (1922), Gennariello, il figlio del galeotto (1921)
Lois Weber (1879-1939)


Pena di morte, emancipazione femminile, contraccezione, droga: Weber affronta questi temi senza paura, con un linguaggio straordinariamente moderno. Prima regista americana a girare un lungometraggio (The Merchant of Venice, dall’opera di Shakespeare, oggi perduto), prima donna ammessa nella Motion Picture Directors Association (nel 1906), prima regista americana a girare film sonori, all’apice della sua carriera, nel 1916, Weber è anche la regista meglio pagata di Hollywood: cinquemila dollari a settimana (più di centomila dollari di oggi).

Da vedere: Suspense (1913) Where are my children? (1916), The People vs. John Doe (1916), The Hand That Rocks the Cradle (1917), The Blot(1921)
Dorothy Arzner (1897-1979)


«Le donne non hanno abbastanza coraggio per diventare registi!» Pare che sia stata questa frase di un’amica a convincere Dorothy Arzner a dare una svolta alla sua carriera (era stata la prima montatrice accreditata nei titoli di testa di un film). Esordisce con Fashions for Women (1927)e ha subito successo: tra il 1927 e il 1943 gira altri 3 film muti e 14 sonori, diventando così la più prolifica regista di Hollywood, cosa resa ancora più eccezionale dal fatto che era omosessuale. In occasione di una cerimonia organizzata dalla Directors Guild of America (Arzner era stata la prima donna a esservi ammessa), Katharine Hepburn (da lei diretta in La falena d’argento) le scrisse: «Non è magnifico che tu abbia avuto una carriera così straordinaria dato che non avevi neppure diritto ad averla, una carriera?»

Da vedere: La falena d’argento (1933), La moglie di Craig (1936),Sacrificio supremo (1943)
Leni Riefenstahl (1902-2003)


«Ho filmato la verità quale era allora. Niente di più.» Questa «verità» si chiama anzitutto il Trionfo della volontà, e descrive i sette giorni (4-10 settembre 1934) del raduno di Norimberga del partito nazionalsocialista, e poi Olympia, un altro documentario, sulle Olimpiadi di Berlino del 1936. Due straordinari film di propaganda e una straordinaria regista, capace di legare la macchina da presa a un pallone aerostatico per avere una prospettiva dall’alto, di gestire ben 18 cameraman contemporaneamente, di usare angolazioni e luci estreme per trarre il massimo dalla «verità». Le polemiche su di lei non si spegneranno mai, ma la forza della sua visione continua a influenzare il cinema, come dimostrano, per esempio, la sequenza di apertura del Re Leone e la scena finale di Star Wars – Episodio VI.

Da vedere: Il trionfo della volontà (1934),Olympia (1938), Tiefland (1954)
Ida Lupino (1918-1995)


Nasce a Londra (sotto un tavolo, durante un raid degli Zeppelin), esordisce nel cinema a 15 anni e, arrivata a Hollywood nel 1933, s’impone come una delle attrici più intense degli anni ’30-’50. Ma anche come una delle più ribelli, pronta a rifiutare una parte se la ritiene «poco dignitosa» e a pagare – con una sospensione – il prezzo della sua scelta. Ed è proprio durante una di queste «punizioni» che s’interessa alla regia: girerà in tutto sei film con la sua casa di produzione indipendente, la Filmaker, tra la diffidenza generale (nessuna attrice prima di lei era passata dietro la macchina da presa), schiaccianti difficoltà economiche e aspre controversie per gli argomenti trattati (dallo stupro alla segregazione razziale). E, all’inizio degli anni ’60, sarà anche una delle prime registe televisive.

Da vedere: NeverFear (1949), La preda della belva (1950), La grande nebbia (1954)
Chantal Akerman (1950-2015)


«Il primo capolavoro femminile della storia del cinema», scrive il New York Times all’uscita di Jeanne Dielman, 23, quaidu Commerce, 1080 Bruxelles nel 1975.Un film iperrealista, che racconta tre giorni della vita di unadonna sola, per la quale pulire la casa, cucinare o prostituirsi (per provvedere al figlio sedicenne) hanno la stessa, straziante meccanicità. Un esemplare esperimento filmico, per riflettere sugli equilibri che governano l’esistenza (e sulla loro rottura) con assoluta partecipazione, nonché un precursore di quell’ansia del «real time» che segna tanto cinema attuale.E un’eredità ancora visibile, per esempio in Carol(Haynes, 2015), candidato a sei Oscar e vincitore, a Cannes 2015, del premio per la migliore interpretazione femminile (Rooney Mara).

Da vedere: Je, tu, il, elle (1976), Un divano a New York (1996), La captive – La prigioniera (2000)

mercoledì 6 aprile 2016

#25NOVEMBRE QUESTE DONNE STANNO CAMBIANDO IL MONDO

8 donne che stanno cambiando il mondo

Queste donne stanno cambiando il mondo. Come? Sovvertendo gli stereotipi, impegnandosi nella difesa dei diritti e lasciando un segno indelebile nella storia.


















http://www.lifegate.it/persone/news/8-donne-che-stanno-cambiando-il-mondo

sabato 12 marzo 2016

#25NOVEMBRE - COSA PENSANO LE RAGAZZE

La prima settimana delle ragazze 

Da oggi e per un anno ''Cosa pensano le ragazze'' continua ogni giorno su Repubblica.it. E regala tante storie. La prima è raccontata da Yasmeen: ha 21 anni ed è fuggita dalla guerra in Siria, ottenuto l’asilo politico in Svezia, ha lasciato quel paese per raggiungere in Italia il ragazzo che ama. Dopo di lei Francesca, 18 anni, dei Quartieri spagnoli, che è già un attrice ma non vuole smettere di studiare, cresciuta con la nonna che chiama mamma. Poi, una coppia di ragazze, giocatrici della Roma Calcio Femminile, con il sogno di giocare in serie A. C'è anche Roberta, 25 anni, di Torino: un lavoro in carcere e una grande chiarezza nel parlare di uomini, di sesso e di sé. Alida ha 7 anni ed è di Roma, ogni sua parola un’illuminazione: la differenza tra i bambini e le bambine è che i maschi piangono sempre a fine ricreazione, le femmine invece no, mai. Una ragazza di 18 anni di Barletta, Carmela, è felice e ride: ci racconta che la vergogna è negli occhi degli altri. 

Stephanie dal Perù e Sophie dal Congo sono ''nuove italiane'', crescono in un paese diverso da quello di origine e fanno confronti: lì c’è più spazio per correre e ci sono popoli diversi. Ines, 13 anni, è di Messina, da grande vuole fare la psicanalista perché le piacciono ''le menti contorte'' e alla domanda ''cosa porteresti con te se dovessi andare via di casa velocemente?'', risponde: “Il soffitto della mia stanza”. 

A chiudere la prima puntata delle nostre interviste, due ''testimoni del tempo'': Emma Bonino, ci parla della sua famiglia e della sua storia politica. “Se non vuoi che una cosa si sappia, non la fare”, dice l'ex ministro degli Esteri che si racconta ai nostri microfoni. E Provvidenza, 48 anni, dello Zen di Palermo, che vive in un piano interrato difeso da grate e cancelli, ha solo figli maschi e un marito, e canta Mia Martini. 

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martedì 8 marzo 2016

#25NOVEMBRE - Come cambiare il mondo una bambina alla volta


Matilda di Roald Dahl, illustrazione di Quentin Blake

"Mi capita di frequente di chiedermi cosa possa fare nella mia vita quotidiana per contribuire a rendere il nostro mondo un posto più equo, senza discriminazione di genere e stereotipi. Quali sono le piccole azioni che posso intraprendere per contribuire a creare un mondo dove ogni bambina cresca con l’idea che la cosa più importante nella vita non sia l’aspetto esteriore, e che anche loro posso essere apprezzate per le loro doti intellettuali"

La giornalista Lisa Bloom, autrice del libro: Pensare: il linguaggio corretto per le donne che vogliono restare intelligenti in un mondo che le vuole stupide (Think: Straight Talk for Women to Stay Smart in a Dumbed-Down World) ha suggerito di cominciare a cambiare il mondo una bambina per volta.

Vi proponiamo la traduzione di un suo articolo, apparso anche sul blog Latina Fatale, che illustra il suo metodo.

Lo scorso fine settimana sono andata ad una cena a casa di amici, ed ho incontrato per la prima volta la loro bambina di cinque anni.
La piccola Maya aveva i capelli ricci, occhi dolci e profondi, ed era adorabile nella sua camicia da notte rosa. D’istinto volevo dirle: “Maya sei così carina! Guardati! Vai in giro e sfila nella tua meravigliosa camicia da notte, sei meravigliosa!”.
Ma non l’ho fatto. Mi sono trattenuta. Come faccio sempre quando vedo delle bambine piccole, mi trattengo dal mio primo impulso, che è di dirgli quanto sono carine, belle, tenere, ben vestite, curate o pettinate.
Che c’è di male, vi chiederete? E’ il nostro rompighiaccio standard per parlare alle bambine, no? Perché non fargli un complimento per far crescere la loro autostima? Onestamente, sono così tenere che non riesco a trattenermi quando le vedo.

Ma sospendete questo pensiero solo per un minuto.

Questa settimana la Abc news ha mostrato un servizio che riportava che circa metà delle bambine dai tre ai sei anni si preoccupano di essere grasse. Nel mio libro rivelo che dal 15 al 18 per cento delle bambine sotto i dodici anni ora indossa regolarmente il mascara, l’eyeliner ed il rossetto; i disturbi alimentari crescono e l’autostima scende; ed il 25 per cento delle giovani donne americane preferirebbe essere la America’s next top model che vincere il premio Nobel per la Pace.

Anche le ragazze brillanti al college rispondono che preferirebbero essere belle piuttosto che intelligenti. A Miami recentemente una mamma è morta a causa di un intervento di chirurgia estetica, lasciando due adolescenti. Questo continua a succedere e mi fa disperare.

Insegnare alle bambine che la loro apparenza è la prima cosa che notiamo è insegnargli che l’aspetto fisico è più importante di qualsiasi altra cosa. Le fa cominciare a fare la dieta a 5 anni e ad usare il fondotinta ad 11 anni e a volere la chirurgia plastica al seno a 17 anni ed il botox a 23.

L’ imperativo culturale che le ragazze devono essere belle 24 ore su 24, sette giorni su sette, è diventata la nuova norma, e le donne americane sono sempre più infelici. Cosa manca? Una vita con del significato, una vita di idee, leggere libri ed essere giudicate per i nostri pensieri o successi.

E’ per questo che mi costringo a parlare così come segue alle bambine:

“Maya” le ho detto piegandomi al suo livello, e guardandola negli occhi, “è un piacere fare la tua conoscenza”.
“Piacere mio” mi ha risposto, in quella voce composta ed educata che le brave bambine usano per parlare agli adulti.
“Hey che leggi?” Le ho chiesto, con un barlume negli occhi perché amo i libri. Ne vado matta e lo lascio trapelare.
I suoi occhi si sono ingranditi e, la sua aria educata e composta, ha lasciato sfuggire un autentico eccitamento riguardo l’argomento. Poi però era titubante nel rispondermi, perché ero un’estranea.
“IO AMO I LIBRI – le ho detto – tu?”
La maggior parte dei bambini ama i libri.
“SI – mi ha risposto – ed ora posso leggerli da sola”.
“Wow, è grandioso”, ho detto, e lo è per una bambina di 5 anni.
“Qual è il tuo libro preferito?”, le ho chiesto.
“Vado a prenderlo – mi ha risposto – posso leggertelo?”
La scelta di Maya era Purplicious, una storia nuova per me, si è seduta vicino a me sul divano e con orgoglio mi ha letto ad alta voce ogni parola delle storia della sua eroina che ama il rosa ma è tormentata da un gruppo di bambine a scuola che vestono solo di nero.
Ahimè, parlava di bambine e di cosa vestono, e come le loro scelte di guradaroba definiscano le loro identità. Ma dopo che Maya ha chiuso l’ultima pagina, ho portato la conversazione sui temi profondi del libro: bambine cattive, pressione dei pari e non seguire il gruppo. Le ho detto che il mio colore preferito è il verde, perché mi piace la natura e le è piaciuta la risposta.

Neanche per un momento abbiamo discusso di vestiti, capelli, o corpi e di chi fosse carina. E’ sorprendente quanto difficile sia stare lontano da queste conversazioni con le bambine, ma io sono testarda.

Le ho detto che avevo appena scritto un libro e che speravo che un giorno ne scrivesse uno anche lei. Era abbastanza eccitata dall’idea. Eravamo entrambe tristi quando è dovuta andare a dormire, ma le ho detto di scegliere un altro libro da leggere e discutere la prossima volta. Oops: ciò l’ha fatta troppo agitare e ha fatto capolino più volte dalla sua camera!

Ecco una piccola opposizione a una cultura che invia messaggi sbagliati alle nostre bambine. Una piccola spinta per dare importanza al cervello delle nostre bambine. Un piccolo momento per creare modelli di riferimento intenzionali.

Avranno i miei pochi momenti con Maya contribuito a cambiare la nostra industria multimilionaria della bellezza, la realtà che sminuisce le donne o la nostra cultura maniaca degli idoli? No, ma sicuramente ha cambiato la prospettiva di Maya per almeno una sera.

Provate a farlo la prossima volta che incontrate una bambina piccola. Potrebbe essere sorpresa all’inizio, perché pochi le hanno chiesto di mostrare la propria mente, ma siate pazienti ed aspettate. Chiedetele cosa sta leggendo. Cosa le piace e cosa no, e perché. Non ci sono risposte sbagliate. State solo stimolando una conversazione intelligente che rispetta il suo cervello.

A una bambina più grande fate domanda sull’attualità: l’inquinamento, la guerra, i tagli all’istruzione. Cosa la disturba del mondo che la circonda? Cosa cambierebbe se avesse una bacchetta magica? Potreste ricevere delle risposte interessanti. Ditele delle vostre idee e successi e dei vostri libri preferiti. Mostratele un modello di cosa faccia e dica una donna che pensa.

Ecco come cambiare il mondo: una bambina per volta.

Lisa Bloom

lunedì 7 marzo 2016

#25NOVEMBRE Milano, imam a lezione di rispetto delle donne.


Milano, imam a lezione di rispetto delle donne. Lo spot: "Se ti picchia non ti ama"

Milano, imam a lezione di rispetto delle donne. Lo spot: "Se ti picchia non ti ama"
Corsi di formazione organizzati dalla comunità islamica per trasmettere ai fedeli nozioni sull'affettività e la parità fra i sessi anche con i sermoni del venerdì. Li hanno voluti soprattutto le ragazze di seconda generazione delle moschee. Il promo in tv: "Superare il tabù della segregazione femminile"

venerdì 5 febbraio 2016

ONE BILLION RISING

14 febbraio riempiamo le PIAZZE in tutto il mondo

Un miliardo di donne insorgono in tutto il mondo contro la violenza alle donne. Balliamo per dire NO alla violenza contro le donne.

Ore 14.00 Scala del Pincio. Piazza XX settembre. Flash mob
Parata, via Indipendenza

ore 15.00 Piazza Maggiore. Flash mob

Ore 17.00-20.00
Aperitivo solidale a favore della Casa delle donne per non subire violenza. Balli e Parole contro la violenza. Al Qubò, via Sampieri 3, Bologna. 

Portate tamburi, pentole, lattine per dire no alla violenza e vestitevi in rosso.

Info: https://www.facebook.com/events/1033862203302993/

Per le prove in queste settimane....
https://www.facebook.com/Vdaybologna/posts/1682984778586107

mercoledì 13 gennaio 2016

#25NOVEMBRE - Cosa sono gli stereotipi di genere

Uno stereotipo è innanzi tutto una semplificazione della nostra mente: una strategia per semplificare la realtà. Un esempio di stereotipo è, ad esempio, dire che gli italiani sono tutti pigri, che gli svizzeri sono tutti puntuali, ecc… E’ ovvio che questa semplificazione non è veritiera: tra gli italiani ci sono i pigri, ci sono gli studiosi, quelli che lavorano poco e quelli che lavorano molto, ecc.



Gli stereotipi di genere si comportano nello stesso modo, ma riguardano la distinzione tra maschi e femmine, e le loro caratteristiche generalizzate.
Per esempio quando si dice che gli uomini sono sbadati o, se hanno l’influenza, si lamentano come fossero sul punto di morte.
O quando delle donne si dice che non sanno guidare né parcheggiare, o sono piagnucolose o troppo sensibili.

Chiaramente questo non è vero: ci sono donne che sanno parcheggiare meglio degli uomini, e uomini che vanno a lavorare anche con la febbre e non si lamentano mai di nulla.

sabato 9 gennaio 2016

#25NOVEMBRE - I lavori di casa: A chi spettano?

La madre di una mia conoscente, incontrata di recente a un convegno sugli stereotipi di genere, ha detto che l’origine di tutti i mali sta in una delle frasi più banali che un uomo possa dire alla sua compagna: “Ti porto giù la spazzatura?”



È veramente incredibile come due sole lettere, una “t” e una “i” assieme, possano implicare un fardello così enorme di discriminazioni.

“TI porto giù la spazzatura?”

“TI carico la lavastoviglie?”

“TI stiro la camicia?” No, un momento, questa chi la dice?

Cosa diamo per scontato che debbano fare gli uomini o le donne a casa?

l'articolo completo


giovedì 7 gennaio 2016

#25NOVEMBRE - Il Gioco del Rispetto: parità uomo e donna



Esistono cose da maschi, e cose da femmine?

Le femmine sono paurose e i maschi sono coraggiosi
Ai maschi piacciono i mostri e le femmine piangono
Si sa che ai maschi piace rotolarsi nel fango, e invece le femmine sono più eleganti

In casa, qual è l’opinione comune sui ruoli donna e uomo?

Certo che anche i papà possono cucinare, se la mamma per esempio è ricoverata.

Queste sono solo alcune delle opinioni di bambini e bambine dai 3 ai 6 anni di età, raccolte durante la fase di analisi del contesto del Gioco del Rispetto.
Alcune fanno sorridere, altre riflettere.

Anche perché la realtà che le insegnanti e gli insegnanti delle scuole dell’infanzia fotografano è molto diversa da quella stereotipata descritta da molti: ad esempio, le bambine dimostrano in genere una certa intraprendenza e il sentimento della paura non sembra essere quello predominante.

Ma allora dove esattamente bambine e bambini formano la loro opinione su “cosa sia da femmina e cosa sia da maschio”, se questo non trova evidenza nella realtà che li circonda?

La risposta che danno psicologi, pedagogisti e sociologi è: nella cultura in cui sono immersi.

Tra i 3 e i 6 anni bambini e bambine mantengono ancora una certa distinzione tra ciò che fanno e ciò che pensano dovrebbero fare a seconda del genere a cui appartengono, ed è a questa fascia d’età che si rivolge Il gioco del Rispetto.

Il gioco del Rispetto

Si tratta di un kit-ludico didattico che offre a insegnanti della scuola dell’infanzia delle proposte di gioco per far divertire i bambini, aiutandoli a sviluppare il loro pensiero critico e consapevole sulle attività che piacciono a loro e quelle che invece vengono “suggerite” da altri.

In questo modo, attraverso il gioco, bambini e bambine imparano che non ci sono ruoli da maschi e ruoli da femmine, che entrambi possono pilotare un aereo, entrambi possono stirare una camicia, costruire una casa o spegnere un incendio, senza che questo influisca sulla loro identità di genere.

Non sarebbe bello dare alle bambine la sicurezza di poter fare da grandi qualsiasi mestiere e ai bambini di poter esprimere le loro emozioni senza essere giudicati deboli?
Non sarebbe bello poter crescere degli adulti sereni, evitando le gabbie e le frustrazioni a cui spesso ci condannano gli stereotipi dei ruoli di genere?

Il progetto, partito nelle scuole del Friuli Venezia Giulia, sarà presto disponibile anche in versione home edition, per soddisfare le tante richieste da parte di famiglie e associazioni che lavorano con l’infanzia.

lunedì 4 gennaio 2016

#25NOVEMBRE - Adolescenti: le ragazze vengono responsabilizzate di più?

Perché ci si preoccupa più di dove vadano le femmine e meno di dove vadano i maschi?




Il gioco esplorativo, avventuroso, quello che prevede di arrampicarsi, correre, saltare, rotolare, sperimentando limiti fisici e imparando a conoscere l’ambiente che ci circonda è spesso un gioco che noi genitori facciamo fatica a tollerare soprattutto in casa e soprattutto nei pressi della cristalleria di Boemia.

Ma se proprio dobbiamo tollerarlo, spesso capita che lo tolleriamo per i nostri figli maschi e molto meno per le femmine. Certo, femmine che si arrampicano sui letti a castello e si paracadutano giù usando la maglia del pigiama ce ne sono probabilmente poche, ma solo perché, fin da subito, è stato chiarito implicitamente che cosa ci si aspetta in genere da una bambina.

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lunedì 21 dicembre 2015

#25NOVEMBRE - Violenza: perché e quale antidoto - Umberto Galimberti



Violenza: quale significato e quale antidoto? Umberto Galimberti ne parla ai miei microfoni, soffermandosi su parecchie riflessioni interessanti e utili spaziando dal terrorismo alla religione, dai valori all'educazione emotiva, dall'amore alla genitorialità.

mercoledì 16 dicembre 2015

#25NOVEMBRE - 9 libri da leggere per capire meglio il femminicidio

FEMMINICIDIO

"Nessuno è di fronte alle donne più arrogante, aggressivo e sdegnoso dell’uomo malsicuro della propria virilità", disse Simone De Beauvoir. Da allora, la fine degli anni '40, sulla violenza contro le donne sono state dette e scritte molte parole. L'artista messicana Elina Chauvet ha dedicato loro le scarpette rosse - simbolicamente tragiche nella loro innocente femminilità - e ogni 25 novembre tutto il mondo si unisce nella giornata internazionale di denuncia. Ma un giorno all'anno non basta per approfondire la serietà del problema, a scrivere il miglioramento del futuro sarà la consapevolezza. La regola "a me non capiterà" non può essere valida: per questo vi consigliamo alcuni titoli di saggi e romanzi da leggere per affrontarne alcuni aspetti fondamentali, dagli aspetti giuridici all'auto-diagnosi.

domenica 13 dicembre 2015

#25NOVEMBRE

Dopo le due settimane dedicate alla Giornata contro le violenze di genere ci sono arrivate richieste per continuare nel progetto: pensiamo sia una bella iniziativa e continueremo a segnalare articoli e riflessioni per tenere l'argomento aperto tutto l'anno. Chi volesse segnalarci articoli o scrivere una sua riflessione ci contatti via mail. Ogni post inerente l'argomento sarà segnato con #25NOVEMBRE


Kathrine Switzer era una gran bella ragazza, ma soprattutto con un caratterino testardo, troppo testardo per essere ancora il 1967, persino in America. Atleta professionista, si mise in testa di correre la Maratona di Boston, vietata alle donne come disciplina perchè considerate incapaci di correre per lunghe distanze alla pari degli uomini. Quando un organizzatore la scoprì - sebbene protetta alla vista dagli altri corridori che, capita l'impresa, tentavano di nasconderla ai giudici di gara - si infuriò al punto da insultarla e spintonarla alle spalle, per buttarla fuori percorso. Qui, lo scatto che immortala la scena. L'uomo a sinistra che la difende è il vecchio Arnie Briggs - suo allenatore e un padre putativo, per lei - mentre i 106 chili di muscoli sulla destra, che si stanno voltando per correre in soccorso, sono del fidanzato Tom Miller, iscritto alla competizione solo per farle da angelo custode. Era pur sempre il 1967. L'organizzatore finì gambe all'aria dopo una carezza di Tom, lei esitò un momento e il vecchio Arnie le urlò:"Corri, ragazza! Corri come fosse l'inferno!". Tutto il pubblico in attesa al traguardo capì in quel momento che vi fosse una donna tra gli atleti e iniziò a incitarla a squarciagola - molti, guardandola, piangevano di commozione - finchè Kathrine tagliò alfine il traguardo in 4 ore e 20 minuti, tra gli applausi di uomini e donne in delirio. Una donna aveva appena dato prova pubblica di poter percorrere le stesse distanze degli uomini anche in corsa e la disciplina della maratona fu dichiarata universale. Dobbiamo tutte, e direi tutti, un Grazie a lei e al suo Tom. E di certo, anche un Grazie al vecchio Arnie. Non troppo vecchio, però. Nemmeno per essere il 1967.