sabato 21 febbraio 2015

COSMETICI

Il regolamento Ue prevede che si comunichino ai clienti ingredienti ed effetti indesiderati. Da un anno… ma non accade quasi mai


Cosmetici, quel passaporto obbligatorio ignorato dai produttori
Quello shampoo mi procura prurito? Di quella tintura non mi fido? Cosa ci sarà nella nuova crema per il viso pubblicizzata in tv?
In pochi lo sanno, ma oggi i consumatori possono richiedere alle aziende una specie di carta d’identità del cosmetico che dovrebbe definitivamente sciogliere ogni dubbio sulla sua sicurezza. Ma c’è di più.
Se l’uso di un prodotto ci provoca una reazione avversa, possiamo segnalarlo noi stessi a chi lo ha messo in commercio. Quell’informazione dovrà essere registrata e fornita a chiunque altro da quel momento in poi ne faccia richiesta.

Caccia all’ingrediente pericoloso
Shampoo burla

Per la cura e l’igiene del nostro corpo spendiamo ogni anno quasi 10 miliardi di euro. Siamo sempre alla ricerca dei prodotti migliori, tanto che nonostante la crisi ci rivolgiamo sempre più volentieri a farmacie ed erboristerie. Eppure dei prodotti che acquistiamo sappiamo molto poco.
E anche quando, convinti di essere consumatori consapevoli, proviamo a leggere l’etichetta del cosmetico che vogliamo utilizzare, finiamo con l’incartarci di fronte a lunghe liste di ingredienti impronunciabili.
Poi accade, come in questi ultimi mesi, che alcune sostanze largamente diffuse, e da tempo sospettate di rappresentare un pericolo per la salute, vengano bandite da alcuni prodotti o drasticamente limitate nell’uso di altri, e il timore prende il sopravvento.
Cosa abbiamo spalmato su di noi e sui nostri figli fino a oggi? È quello che è successo con due famiglie di conservanti, i parabeni (associati all’insorgenza di molte allergie e sospettati di interferire con il sistema endocrino e di aumentare il rischio cancro) e gli isotiazolinoni, tra cui il famigerato Mit, (accusato di aver sensibilizzato buona parte della popolazione mondiale).
Dopo anni di appelli il Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori (Cssc) ha finalmente elaborato una nuova valutazione sui rischi associati a queste molecole, e la Commissione europea di conseguenza ha preso atto che i risultati degli studi a disposizione non sono più sufficienti a garantire la salute dei cittadini, intervenendo con divieti e forti limitazioni.
Per stare tranquilli, allora, basta ricordare qualche nome ed evitarlo al momento di un acquisto?
Non proprio. Se consideriamo il fatto che le sostanze utilizzate in shampoo, creme, bagnoschiuma, deodoranti e tinture sono circa 13mila, è evidente che per la maggior parte di noi è impossibile tenere a mente i nomi di tutti i composti chimici presenti sul mercato e dei rischi a loro associati.

Legge dimenticata
Cosmetici 1

Il nuovo regolamento europeo sui cosmetici (CE 1223/2009), però, rappresenta uno strumento potentissimo in mano ai consumatori. All’articolo 21 la norma stabilisce che le aziende produttrici devono comunicare ai propri clienti la composizione qualitativa e quantitativa di ogni singola referenza e devono rendere pubbliche tutte le eventuali informazioni disponibili sugli effetti indesiderabili “derivanti dall’uso del prodotto cosmetico”.
Si tratta di una vera e propria rivoluzione, di cui si sono accorti in pochi. Molte aziende note, contattate attraverso i numeri di telefono dedicati al servizio clienti, sono “cadute dal pero”. Gli operatori che hanno risposto non sono riusciti neppure a capire il senso della richiesta.
Eppure il nuovo regolamento è in vigore da più di un anno. “La norma prevede che l’azienda compili e renda disponibile alle autorità competenti un vero e proprio passaporto del cosmetico, il cosiddetto Pif, Product information file”, spiega Stefano Dorato, responsabile di Cosmetica Italia, l’associazione che rappresenta i produttori.
La sintesi di questo dossier, composto da decine di pagine, però deve essere resa fruibile anche ai consumatori. “Attraverso un numero verde o un indirizzo mail dedicato al servizio clienti”, chiarisce Dorato, “il produttore deve fornire a chi lo richiede, per ogni cosmetico, la formula qualitativa, l’eventuale presenza e la quantità di ogni sostanza classificata come pericolosa, e le eventuali reazione avverse segnalate fino a quel momento”. Dorato assicura che nel giro di un paio di settimane le informazioni devono arrivare al consumatore.

E anche l’Europa dice no ai parabeni
Shampoo parrucchiera

I primi a scomparire dai cosmetici in commercio saranno un “gruppetto” di 5 parabeni (isopropilparabene, isobutilparabene, fenilparabene, benzilparabene e pentilparabene), conservanti considerati disturbatori endocrini e privi secondo gli esperti della Commissione europea dei dati necessari a dimostrare la loro sicurezza.
A partire dal 30 ottobre, infatti, i prodotti immessi sul mercato non possono più contenerli. Visto che per smaltire le scorte, però, ci vorranno vari mesi, vale la pena segnarsi i loro nomi ed evitare l’acquisto dei flaconi che li riportano in etichetta.
A seguire sarà la volta di altri due parabeni, il propilparabene e il butilparabene, che a partire dal 16 aprile 2015 verranno banditi dai prodotti da non sciacquare, destinati all’area del pannolino dei bambini di età inferiore ai 3 anni. In tutti gli altri cosmetici, invece, il limite di tolleranza passerà dallo 0,4%, se usati individualmente o 0,8% se miscelati, allo 0,14% sempre.
L’ultima tappa scatterà il 16 luglio 2015. A partire da quel momento, infatti, non potranno più essere messi in commercio prodotti da non sciacquare, come le creme per il corpo, che contengano la miscela di methylchloroisothiazolinone e methylisothiazolinone (MCI/MI), associati a una grandissima percentuale di allergie cutanee. Questi due conservanti potranno ancora essere utilizzati nei cosmetici da eliminare con il risciacquo, come saponi o bagnoschiuma, in una concentrazione massima dello 0,0015% della miscela, in rapporto 3 a 1.

Elenco delle reazioni avverse: sarà davvero la volta buona?
Cosmetici 2

Il regolamento europeo sui cosmetici CE 1223/2009 ha rivoluzionato anche il sistema di vigilanza sulle reazioni avverse. Secondo le nuove regole, a comunicare gli effetti indesiderati, cioè le reazioni avverse per la salute umana in condizioni d’uso normali, possono essere gli stessi consumatori, i professionisti che utilizzano i cosmetici nelle loro attività, come estetisti e parrucchieri, o naturalmente gli operatori sanitari, come medici e farmacisti.
Il ministero della Salute ha realizzato una scheda ad hoc, reperibile sul suo sito web da compilare e inviare allo stesso dicastero e all’azienda che ha prodotto il cosmetico in questione.
La scheda, una volta riempita, può essere inoltrata tramite fax al numero 06/59943776, alla casella di posta elettronica cosmetovigilance.italy@sanita.it o tramite posta certificata dgfdm@postacert.sanita.it.
In caso di segnalazioni di effetti indesiderabili gravi, causati da un cosmetico, la persona responsabile, identificata all’interno dell’azienda, dovrà segnalare all’autorità competente - cioè sempre al ministero della Salute - che a sua volta alletterà la Commissione europea.  In questo modo viene creato un sistema di cosmetovigilanza a livello europeo, con la speranza che  su questo tema ci si ponga più attenzione.

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