sabato 14 novembre 2015

UN ARTICOLO SEGNALATO: Giochiamo a scambiarci i ruoli. Esperimento da provare

“Alberto mettiti le scarpe…” passano 5 minuti e Alberto e le scarpe sono nella stessa posizione di prima. “Alberto dai, facciamo tardi, mettiti le scapre…” E il nulla appare. Di solito alla 5 volta procedo io a mettere le scarpe o comincio a dire “ Ti ho detto mille volte di metterti le scarpe…” Che strazio!!
A proposito di scarpe, cibi da provare o qualunque situazione in cui la mamma o il papà ti voglio segnalare un bel gioco di ruolo. Lo ha raccontato Camilla Targher durante la presentazione del libro ” Famiglia no stress”. L’ho trovato utile e divertente e così ho pensato di condividerlo con voi!



Quante volte pensiamo: “Come vorrei che mi capissero…” oppure “Come mi piacerebbe che gli altri si mettessero nei miei panni!”, sia che si tratti del rapporto con il partner, con i figli, con i vicini di casa o con i colleghi di lavoro.

Come possiamo far comprendere a qualcuno cosa significhi essere a posto nostro? E viceversa? Proviamo a farlo con il role-play (o gioco di ruolo), una tecnica teatrale che consiste nel mettere in atto una scena ricoprendo un determinato ruolo e che permette ai partecipanti di sperimentare in prima persona un punto di vista diverso dal proprio.

Il role-paly viene utilizzato in ambito lavorativo, ma si può attuare anche nella coppia e in famiglia. Per imparare a farlo, possiamo prendere esempio dai bambini: loro, infatti, inventano sempre giochi nuovi, per i quali definiscono un luogo, dei personaggi e una trama da seguire. Alcuni esempi tipici sono il gioco della scuola: “Mamma, giochiamo alla scuola? Io sono la maestra e tu la nuova alunna. Questa è l’aula e io ti consegno una scheda da completare” oppure ”Voi (genitori) vi sedete sul divano, che è un ristorante, e io vi preparo la cena (con le padelline)!”.

Per passare dalla teoria alla pratica, possiamo considerare una situazione comune a molti genitori: a chi non è capitato, almeno una volta, di dover convincere proprio figlio/a a mangiare un determinato cibo? Ecco un tipico esempio nel quale il role-play può offrire una nuova chiave di lettura: invece di intestardirvi sulla vostra posizione, scambiatevi i ruoli! Il genitore farà il bambino che non vuole mangiare gli spinaci e il bambino farà il genitore che cerca di convincerlo e, ovviamente, ogni volta in cui lui/lei tenterà di imboccarvi, voi direte: “Noooooooo, non voglio gli spinaci!”; a questo punto il bimbo/a cercherà di imboccarvi, prima amorevolmente (“Su, amore, mangia”), per poi provare con qualche mossa astuta (“Arriva l’areoplaninoooo”), fino magari ad arrabbiarsi e a perdere la pazienza.

Fatto all’insegna del gioco e del divertimento, questo “scambio di ruoli” permette al bambino/a di capire (ovviamente in base alla propria fascia di età) quanto frustrante possa essere convincere qualcuno a mangiare un cibo sano ma che non piace (o non si ha voglia di assaggiare), mentre il genitore sperimenta quanto sia bello sentirsi trattare amorevolmente, ma anche quanto possa essere frustrante o preoccupante, per un bambino, il fatto di vedere il proprio genitore arrabbiato o spazientito.

Grazie al role-play entrambe le parti capiscono meglio le rispettive esigenze e i punti di vista, così come il fatto che ognuno reagisce in risposta al comportamento dell’altro: più il bambino rifiuta gli spinaci, più il genitore si innervosisce; più il genitore di innervosisce, più il bambino rifiuta gli spinaci. La volta successiva, il genitore sarà più attento alle esigenze del figlio (e viceversa) e la relazione ne beneficerà.

Scambiarsi i ruoli, anche per gioco, e provare sulla nostra pelle cosa significhi mettersi nei panni degli altri, può insegnarci a capire meglio noi stessi, a rapportarci con gli altri in modo più costruttivo e, perché no, anche a tornare un po’ bambini!

Camilla Targher

Camilla Targher, pedagogista e mediatrice familiare, vive a Medicina (BO) dove è titolare di una società di consulenza. E’ autrice del libro “FAMIGLIA NO STRESS. Come migliorare i rapporti e l’organizzazione familiare”, Giraldi Editore, 2015, e co-autrice del libro “Comunicare la separazione ai figli. Dall’affidamento condiviso alla bigenitorialità passando per la mediazione familiare”, Giraldi Editore, 2014.

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