sabato 19 marzo 2016

Il rientro al lavoro dopo la maternità

Esiste un periodo “ideale” in cui tornare al lavoro? Come gestire al meglio questo passaggio?

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Il fatidico momento in cui riprendere il lavoro dopo pochi giorni o diversi mesi in cui ci si è dedicate al nuovo nato si avvicina: per alcune mamme può essere vissuto con sollievo, per altre può rappresentare una preoccupazione.

Sicuramente il peso della decisione sulla ripresa del lavoro dopo la nascita di un figlio dipende da molti fattori non solo pratici, ma anche emotivi. Non sempre infatti è possibile scegliere liberamente il momento più opportuno per rientrare e, per motivi di contratto o per esigenze ti tipo economico, la mamma si potrebbe ritrovare alla scrivania o in negozio molto prima di quanto avrebbe desiderato. Il ritorno al lavoro è un ulteriore passaggio che si inserisce in unafase delicata del ciclo vitale della famiglia che comporta cambiamenti e una riorganizzazione pratica nella routine quotidiana.

L'idea di tornare al lavoro può essere vissuta con sentimenti diversi e contrastanti. Da un lato si sente il bisogno di riprendere la propria identità professionale: occuparsi di un neonato richiede l’investimento quasi completo del proprio tempo e delle proprie energie fisiche e mentali, con scarso spazio da dedicare agli altri bisogni personali che a poco a poco riemergono. La ripresa del lavoro può rappresentare quindi un’occasione per recuperare altri aspetti di sé, oltre all’essere mamma, e sentirsi appagate su più dimensioni. Ecco allora che il lavoro diventa un contenitore di ricarica, dove prendere energia per poi continuare ad affrontare con rinnovata serenità anche il nuovo ruolo di mamma. Dall’altro, questo momento può essere vissuto anche con preoccupazioni, sensi di colpa e mille dubbi: a chi lasciare il bambino? starà bene anche senza di me? per il mio bimbo quando potrebbe essere il momento migliore? Questa apparente ambivalenza caratterizza prevalentemente il periodo della esogestazione, quello in cui si consolida il processo di “attaccamento” madre – bambino, che va dalla nascita a quando il piccolo “gattona” e comincia ad allontanarsi. 
Data questa premessa, in linea generale si potrebbe affermare che non esiste un tempo ideale per affrontare questo cambiamento: i fattori in gioco sono davvero tanti e ogni mamma dovrà fare i conti con le proprie risorse e i propri vincoli, personali, famigliari, lavorativi ed economici.

E’ sicuramente utile piuttosto riprendere il lavoro gradualmente, inizialmente a tempo ridotto, per lasciare a tutti il tempo per adattarsi al meglio alla nuova situazione e calibrare eventuali aggiustamenti. Inoltre la regolarità dei periodi di assenza-presenza della mamma, consente al bambino di interiorizzare più facilmente la nuova routine, abituandolo ad aspettarsi quando la mamma ritornerà da lui. 
E’ importante inoltre che le persone cui il piccolo viene affidato siano per il bambino figure di riferimento reali. Riflettere su questo aspetto potrebbe avere un peso importante nella scelta del periodo in cui riprendere il lavoro. Affidare il bambino a una baby sitter, inserirlo al nido o affidarlo ai nonni, oppure al papà può fare la differenza. Per qualcuno lasciare il proprio bimbo ainonni potrebbe essere un passaggio del tutto naturale per altri potrebbe essere preferibile scegliere una persona con cui avviare un rapporto di lavoro oltre che di fiducia, che consente maggiori garanzie di libertà di gestione, soprattutto quando il piccolo venga affidato a tempo pieno. Altre volte, nonostante la scelta di una figura esclusivamente dedicata al bambino come la baby sitter possa essere vantaggiosa per molti aspetti, una soluzione diversa, come per esempio il nido d’infanzia, può rappresentare un’alternativa significativa sia per la dimensione di comunità con cui entra in contatto il bambino, sia per la dimensione educativa, più ‘strutturata’ e meno ‘familiare’. Non ultima, la valutazione del peso economico di ciascuna opzione, può effettivamente ri-orientare i genitori ad una scelta di compromesso che tenga conto di desideri, bisogni, vincoli e risorse.

Una volta soppesati questi elementi e stabilito chi si occuperà del bambino in assenza della mamma, occorre darsi un tempo per fare in modo che tutti possano abituarsi alla nuova routine della famiglia: questo significa prevedere, se possibile, un periodo di compresenza della mamma con chi si occuperà del bambino lasciando via via più margine di autonomia alla nuova figura. Quello che nei nidi e nella scuola dell’infanzia viene chiamato “periodo di inserimento”, vale anche se sarà una nonna o una baby sitter ad occuparsi di lui: lasciare il tempo per la conoscenza reciproca, può essere di grande aiuto per stabilire una relazione di fiducia che consenta al bambino di “riconoscere” ambienti e persone nuove per sentirsi sicuro, e alla mamma di affrontare il nuovo cambiamento con maggiore serenità. I primi distacchi saranno brevi, poi via via potranno allungarsi, mano a mano che si osservano segnali di ambientamento. E’ sempre importantissimo che la mamma saluti il bambino con un bel sorriso, sia alla partenza che al ritorno, dandogli un segnale di sicurezza e tranquillità. Nei primi distacchi il piccolo potrebbe piangere o “protestare”, anche se qualche bambino lo fa dopo qualche tempo. Anche la mamma potrebbe provare forti emozioni, che gradualmente verranno elaborate, lasciando il posto a rassicurazione e serenità.

Può essere utile sapere che attorno agli 8/9 mesi il neonato attraversa un periodo definito comunemente di “angoscia per l’estraneo”: si tratta di una fase della crescita in cui il bambino inizia a percepire una separazione netta dalla mamma, che può manifestarsi con la ricerca della figura primaria di riferimento, con pianto al distacco e una maggior paura degli estranei. Se l’inserimento al nido o di una baby sitter coincide con questa fase, potrebbe essere più difficile per i genitori valutare se effettivamente lo stato d’animo del bambino sia dovuto ai nuovi ritmi o alla fase evolutiva che sta vivendo. In ogni caso, anche se la mamma dovesse trovarsi a rientrare al lavoro proprio in coincidenza con questa fase del bambino, non c’è da disperare: affrontare con gradualità questo passaggio sarà di grande aiuto per entrambi, con la consapevolezza che il bambino potrebbe aver bisogno di maggiore vicinanza e rassicurazioni al momento del rientro. Anche offrire un oggetto con valore affettivo, che possa servire da consolazione quando la mamma non è presente, può facilitare l’esperienza.

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